| Dimmi dove navighi ed esaudirò i tuoi “vorrei…” | ||||
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Google ci riprova: dopo il cyberscandalo di Chrome legato agli ads diretti e relative implicazioni della privacy, il motore di ricerca più usato del Web ha annunciato ieri un nuovo sistema pubblicitario basato sul keyword advertising, ovvero la rilevazione degli interessi ricavati dal tipo di contenuto fruito durante le navigazioni sui siti proprietari di Google, associando poi all’utente categorie d’interesse distinte. Il sistema verrà lanciato prossimamente in beta test sui siti partner del network di BigG e su YouTube.Il lupo perde il pelo ma non il vizio? Forse, anche se stavolta Google pare cadere in piedi sullo scoglio privacy, garantendo trasparenza sulla provenienza dei messaggi pubblicitari, la capacità di effettuare l’opt-out dell’intero sistema (ovvero la possibilità di opporsi all’invio) ed anche di poter intervenire direttamente sul tipo di messaggi ricevuti, gestendo le categorie personali nella sezione Gestione Preferenze Annunci. Quindi pare proprio che l’interesse per la privacy da parte del famoso browser abbia raggiunto un livello decisamente alto e capillare. Forse troppo. Perché, se si considera il ritmo crescente in termini di acquisizione di spazi di advertising da parte dei social-network, ci si rende conto che Google non sta più correndo da sola sulla pista della pubblicità. E per recuperare centimetri non c’è altro da fare che garantire fino allo stremo l’unico benefit che Facebook, sì, ovviamente si parla proprio di Facebook, non può offrire: la privacy, appunto. È dunque in quest’ottica che va letta la nuova proposta del gigante dei motori di ricerca, che si trova oggi davanti ad un nuovo durissimo scontro, in cui in ballo vi sono i miliardi degli inserzionisti alla cui divisione non era forse ancora abituato. Prosit! Francesco Rossi
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